Restauro di una Chiesa. Il Barocco leccese torna a vivere

Il restauro seguito dall'Arch. D.G. De Pascalis e realizzato magistralmente dall'Impresa De Bellis Restauri di Nardò si caratterizza per l'uso di sistemi innovativi come il dispositivo Biodry che ha eliminato il problema dell'umidità di risalita

La Chiesa di “S. Antonio di Padova” a Nardò, in provincia di Lecce, rappresenta attualmente uno dei casi più emblematici di restauro in Italia

Stratificatasi sull’impianto di una antica Sinagoga ebraica, probabilmente eretta nei secc. XIII-XIV all’interno del quartiere “Giudecca” noto come “Pittagio San Paolo”, la chiesa è un complesso quattrocentesco francescano tra i più interessanti della Puglia per le testimonianze artistiche, dovute ai lasciti delle famiglie nobili (in primis la famiglia degli Acquaviva d’Aragona, duchi di Nardò e feudatari dal 1497 sino al 1809 , che vi fecero innalzare il grande Mausoleo funebre, ancora oggi visibile nell’attuale Coro Inferiore e che diventò la propria tomba di famiglia)

I recenti restauri, diretti dall’Architetto D.G. De Pascalis, e realizzati dall’Impresa De Bellis, dovuti ad imponenti finanziamenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della C.E.I. per gli anni 2003-2007 e 2008-2010 (parziali lavori sono ancora in corso), hanno permesso un recupero totale dell’edificio che rischiava il crollo, con la conseguente perdita di un monumento tra i più esemplari dell’Italia meridionale

In particolare, le analisi e le indagini approfondite, preventive ad ogni intervento, hanno riportato alla luce gli antichi stucchi e le cromie settecentesche (probabilmente dovute ai mirabili architetti del “barocco Leccese”) che tra fine XVII ed inizi del XVIII secolo – in una fase di ristrutturazione dell’intero complesso conventuale francescano – hanno impreziosito la visione estetica della Chiesa, e che erano stato ricoperte prima nell’800 e poi agli inizi degli anni ’30 da una pitturazione scura e incongrua

Oltre a ciò si evidenziava ancora una umidità di risalita capillare sia lungo la parete perimetrale esterna, che nelle pitture interne, come anche nel Coro a ridosso del Mausoleo Acquaviva, che impediva un corretto e totale recupero di tali cromie e degli apparati ad esse connesse. Ciò era dato dalla presenza di una falda acquifera posta a circa 3,50 metri dal piano di calpestio del pavimento della Chiesa, le cui fondazioni sono all’incirca a 2.50 metri. Ad aggravare ciò la composizione stessa dei conci di tufo, che nel Salento sono ricchi di sali igroscopiche, e che quindi contribuiscono ad attirare l’acqua a sé

Per questo motivo nel dicembre 2009, concordemente con il Rettore della Chiesa, Don Fernando Calignano, e con l’impresa De Bellis, esecutrice dei lavori di restauro, si è proceduto a individuare una soluzione che fosse non invasiva ed allo stesso tempo efficace nell’eliminare l’umidità di risalita, facendo ricadere la scelta sul dispositivo Biodry

Evidenti sono quindi gli efficaci risultati del dispositivo Biodry sul fenomeno della umidità di risalita capillare, che ha permesso di recuperare un gioiello dell’architettura storica pugliese, riportandolo al suo carattere originario

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PROGETTISTA

DATI PROGETTO

Località: Nardò, Italia
Tipologia: Culto
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