Moduloquattro Architetti si costituisce come studio di progettazione nel febbraio 2001 come esito di un sodalizio di attività e di intenti dei suoi componenti che ha origine nella formazione universitaria.

L’attività dello studio - composto da Fabrizio Ciappina (1973), Giuseppe Fugazzotto (1973), Antonello Russo (1972) e Gaetano Scarcella (1972) - è contraddistinta dalla centralità conferita al progetto d’architettura. L’organizzazione del lavoro è basata su una impostazione da laboratorio. Questa scelta, che pure tiene in considerazione le istanze contemporanee che hanno indotto, a tutti i livelli, ad una revisione degli strumenti classici a disposizione dell’architetto, tende a ribadire l’imprescindibilità del disegno e della composizione architettonica quali mezzi di verifica e di controllo sul progetto.

L’attività professionale è connessa alla ricerca. La condizione meridionale, caratterizzata da diffuso abusivismo, da una quasi totale assenza di un pensiero legato ai caratteri del paesaggio, dal limitato grado di sviluppo industriale è il campo d’interesse e d’azione in cui opera lo studio. Da tale condizione pervengono istanze non ancora codificate, ne pienamente esplorate, che attendono di essere interpretate e reimmesse - sotto forma di oggetti nuovi, dotati di una specifica identità - nel circuito globale.

La direzione della ricerca tende, per questo, a privilegiare un’architettura fatta di materiali elementari, priva di esasperazioni tecnologiche, realizzabile da maestranze e imprese locali, apparentemente semplice eppure densa di un valore aggiunto teorico. Essa si confronta con la durata, con il tempo d’inerzia che contraddistingue l’architettura e che differenzia quest’arte da fenomeni come la pubblicità e la moda, senza per questo, rinunciare a misurarsi con la contemporaneità, in particolare con gli aspetti connessi alla comunicazione di massa e la priorità dell’immagine.

L’universo figurativo cui vuol tendere questa ricerca appartiene al dominio dell’arte astratta. Travi, pilastri, pareti e luce, sono assemblati per costruire paesaggi artificiali in tensione dialettica con i paralleli paesaggi naturali. Fermoimmagine, simulazione di movimento, paradosso strutturale, sono alcuni dei termini introdotti in un linguaggio che ricerca la continuità con la tradizione dei maestri del movimento moderno e di quelli del dopoguerra italiano. La misura, intesa come strumento ordinatore segna in particolare nella pianta il momento fondativo, la prima operazione progettuale. La struttura si lega all’idea stessa di costruzione, in essa si accumulano le tensioni del manufatto stabilendo i silenzi, le pause, le accelerazioni, la catarsi di queste architetture.

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